Il “Caso Foti” e l’effetto boomerang: come la Difesa rischia di creare il primo martire sindacale d’Europa

La recente sentenza del CGA Sicilia, che conferma la sospensione del leader di ITAMIL, segna una vittoria tattica per il Ministero della Difesa. Tuttavia, questa scelta disciplinare potrebbe rivelarsi un errore strategico e spingere la vicenda oltre i confini nazionali, verso i tribunali europei, con potenziali effetti dirompenti sulla disciplina del sindacalismo militare.
Quella che doveva essere una misura disciplinare esemplare rischia di trasformarsi nel più classico degli effetti boomerang. La vicenda di Girolamo Foti, Segretario Generale del sindacato ITAMIL Esercito, non si è chiusa con la sentenza n. 1004/2025 del Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) della Sicilia. La conferma della sua sospensione disciplinare, infatti, è diventata motivo di forte tensione nel mondo delle Associazioni professionali e sindacali delle Forze Armate, polarizzando il dibattito sul ruolo, i limiti e i diritti del sindacalismo militare. S.I.A.M.O. ESERCITO
Una vittoria di Pirro?
Sul piano giuridico, il Ministero della Difesa può rivendicare una vittoria: la sentenza di secondo grado ha ribaltato la pronuncia del TAR Sicilia, ritenendo che le critiche di Foti ai vertici politici – rappresentate da affermazioni forti sul rinnovo contrattuale – sarebbero in contrasto con i doveri del giuramento e del contegno militare. Tuttavia, questa vittoria rischia di costare molto sul piano politico e sindacale. Colpire il vertice di una delle sigle più attive nel denunciare la perdita di potere d’acquisto delle divise e chiedere contrattazioni più trasparenti, non ha silenziato il dissenso: lo ha amplificato. S.I.A.M.O. ESERCITO
La reazione delle sigle sindacali: scudi alzati
La reazione del mondo delle rappresentanze militari è stata immediata, solidale e critica nei confronti della decisione del CGA:
- SIAMO Esercito ha pubblicamente espresso vicinanza e sostegno a Girolamo Foti, evidenziando come la sentenza evidenzi “la fragilità dell’agibilità sindacale in ambito militare” e interroghi radicalmente il ruolo delle APCSM nel sistema di rappresentanza dei militari. Per SIAMO la vicenda non riguarda solo un singolo dirigente, ma l’effettiva capacità di tutela del personale attraverso le organizzazioni sindacali. S.I.A.M.O. ESERCITO
- Associazione Sindacale Libera Rappresentanza dei Militari (LRM) ha espresso solidarietà nei confronti della famiglia di Foti e del segretario generale, sottolineando la preoccupazione per la gravità della conferma della sospensione. Il segretario generale di LRM ha ribadito la necessità di tutelare la libertà di espressione e la funzione rappresentativa dei sindacati militari, considerate conquiste normative da non svuotare di significato. Facebook
Questi interventi segnano un elemento politico significativo: due sigle, pur con storie e identità diverse, convergono sul punto che l’azione disciplinare “contro” Foti rischia di diventare un segnale pericoloso di compressione del sindacalismo nelle forze armate.
La fabbrica del consenso: tutti per uno
Il clima tra le Astra sindacali è di crescente coesione. Sigle come SIAMO, LRM, e altre realtà associate alle APCSM sottolineano come “non si tratti più di una vertenza personale, ma di un principio di libertà sindacale da difendere”. Questa convergenza nasce dal timore che la sentenza possa tracciare un precedente restrittivo, dove esercitare la rappresentanza comporta un rischio disciplinare concreto. S.I.A.M.O. ESERCITO
Questa dinamica, anziché isolarne la figura, ha aumentato la visibilità di Foti come simbolo di una battaglia più ampia: il sindacalismo militare come spazio di diritto e non di mera delega al comando gerarchico.
La carta europea: il rischio Strasburgo
Con l’esaurimento dei ricorsi interni, la battaglia si sposta inevitabilmente verso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Qui la strategia difensiva di Foti va oltre il regolamento militare e si concentra sui principi fondamentali della libertà di espressione (art.10) e della libertà sindacale (art.11) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Se la Corte accogliesse il ricorso, l’Italia rischierebbe una condanna giurisprudenziale destinata a impattare sulla disciplina delle APCSM in tutta Europa.
L’occhio di Bruxelles
Questa vicenda ha attratto l’attenzione anche degli organismi sovranazionali. L’Organizzazione europea dei sindacati militari (EUROMIL) osserva con preoccupazione la curva interpretativa dei diritti sindacali in Italia, che appare più rigida rispetto ad altri paesi occidentali, dove l’esercizio della critica sindacale e la partecipazione a dibattiti pubblici sono considerati parte integrante della rappresentanza legittima. S.I.A.M.O. ESERCITO
Conclusione
Nel tentativo di ristabilire l’ordine gerarchico e disciplinare, lo Stato potrebbe aver innescato un processo difficile da contenere. Girolamo Foti, costretto a lasciare temporaneamente la divisa, potrebbe indossare una veste ben più pesante: quella del simbolo della libertà sindacale in ambito militare. Storicamente l’attacco ai simboli finisce per rafforzarli: combattere contro un uomo è semplice, contro un principio è quasi impossibile.
Il Ministero voleva un militare obbediente; rischia di ritrovarsi con una sentenza europea che potrebbe riscrivere per sempre le regole del gioco tra Stellette e Stato.



