SABATO DI GUERRIGLIA A TORINO: L’ASSALTO PIANIFICATO CHE HA MESSO IN GINOCCHIO L’ORDINE PUBBLICO

TORINO, 1 Febbraio 2026 – Non è stata una manifestazione degenerata, ma un’azione paramilitare pianificata nei minimi dettagli. Torino si risveglia ferita dopo gli scontri di sabato 31 gennaio, quando il corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna si è trasformato in una caccia all’uomo tra le vie di Vanchiglia e il Campus Luigi Einaudi.
Il bilancio è di quelli da bollettino di guerra: oltre 100 operatori delle Forze dell’Ordine feriti, mezzi blindati dati alle fiamme e un agente del Reparto Mobile di Padova miracolosamente scampato a un linciaggio brutale.
La dinamica dell’orrore: il video del poliziotto isolato
Le immagini che circolano vorticosamente sui social, ora al vaglio della DIGOS, documentano il momento più drammatico della serata. Durante una carica di alleggerimento resa difficoltosa dall’uso di fumogeni e jammer (dispositivi che hanno oscurato le comunicazioni radio della Polizia), un agente di 29 anni è rimasto isolato.
In pochi secondi, il “branco” lo ha puntato: accecato dai puntatori laser verdi, l’agente è stato scaraventato a terra. Mentre era al suolo, privo di casco, è stato colpito ripetutamente con calci e martellate alla coscia. Solo il coraggio di un collega, che si è scagliato contro la folla usando lo scudo come unica difesa, ha evitato il peggio.
La reazione della politica e dei sindacati
La Premier Giorgia Meloni, in visita ai feriti alle Molinette, ha usato parole durissime: “Siamo di fronte a un salto di qualità della violenza antagonista. Non tollereremo zone franche”. Al suo fianco, i rappresentanti delle sigle sindacali (tra cui SINAFI, NSC, SIULP e SAP) hanno ribadito la necessità di dotazioni più moderne e protocolli che garantiscano l’incolumità degli operatori, denunciando un isolamento operativo che è diventato pericoloso.
Le REGOLE D’INGAGGIO VS. REALTÀ SUL CAMPO
Per capire cosa sia andato storto a Torino, bisogna analizzare i protocolli della Polizia di Stato per la gestione dell’ordine pubblico e confrontarli con l’evento specifico.
1. Il Protocollo di Gestione delle Masse (Circolari Ministeriali)
- Regola: L’uso della forza deve essere l’estrema ratio, preceduto da avvisi formali (squilli di tromba) e finalizzato esclusivamente al ripristino dell’ordine.
- A Torino: La Polizia ha mantenuto una posizione difensiva per ore. Tuttavia, l’uso di catapulte, bombe carta caricate con chiodi e martelli da parte dei manifestanti ha reso i mezzi di difesa standard (scudi e caschi) insufficienti di fronte a un’offesa di tipo letale.
2. Mantenimento del “Contatto” e Integrità del Reparto
- Regola: La regola aurea dell’ordine pubblico è la compattezza. Il reparto non deve mai frazionarsi; l’isolamento di un singolo operatore è considerato il rischio tattico maggiore.
- A Torino: L’uso di Jammer da parte degli antagonisti ha creato un “buco nero” nelle comunicazioni. Gli agenti non riuscivano a ricevere ordini coordinati. L’agente aggredito è rimasto isolato proprio perché la coltre di fumo e il disturbo delle frequenze hanno impedito al caposquadra di percepire immediatamente la rottura del cordone.
3. Uso dei Mezzi di Coercizione (Lacrimogeni e Idranti)
- Regola: L’uso di lacrimogeni deve essere parabolico (non ad altezza uomo) e finalizzato a disperdere la folla in direzioni di fuga predeterminate.
- A Torino: La folla non cercava la fuga, ma l’impatto. Le tecniche “Black Bloc” (cambio rapido di abiti, barriere mobili con cassonetti) hanno vanificato l’effetto dei lacrimogeni, trasformando le vie strette di Vanchiglia in trappole per gli stessi agenti.
4. Il Principio di Proporzionalità
- Il Dilemma: Le regole d’ingaggio impongono proporzionalità. Tuttavia, come sottolineato dai sindacati (COISP, FSP), di fronte a un aggressore che usa un martello (arma impropria atta a uccidere), l’agente avrebbe tecnicamente il diritto di utilizzare l’arma d’ordinanza per legittima difesa.
- La realtà: A Torino, nessun agente ha estratto la pistola, preferendo subire lesioni gravissime piuttosto che innescare un’escalation di fuoco in un contesto urbano densamente popolato.
Conclusioni del confronto
L’evento di Torino evidenzia un divario critico: i protocolli attuali sono pensati per manifestazioni “tradizionali”, ma si rivelano inadeguati contro tattiche di guerriglia asimmetrica che utilizzano tecnologie (laser, jammer) e armi da offesa diretta (martelli, chiodi). La richiesta sindacale di “nuove regole d’ingaggio” punta proprio a colmare questo gap, chiedendo maggiori poteri di prevenzione e dotazioni (come le bodycam obbligatorie e spray al peperoncino a lunga gittata) per evitare il corpo a corpo.



