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SI SPACCA IL MONDO SINDACALE MILITARE. UNDICI SIGLE DICONO NO, QUATTRO FIRMANO MA AMMETTONO CHE IL CONTRATTO È INSUFFICIENTE

Per la prima volta dalla nascita del sindacalismo militare italiano assistiamo ad una profonda frattura tra le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM). Una divisione che non riguarda soltanto la firma di un contratto ma, soprattutto, il diverso modo di concepire la rappresentanza sindacale del personale delle Forze Armate.

Il paradosso di questa vicenda Γ¨ tanto semplice quanto emblematico: quasi tutti i sindacati concordano su un punto fondamentale, il contratto 2025-2027 Γ¨ economicamente insufficiente.

Nessuna delle principali APCSM ha parlato di una vittoria sindacale. Nessuna ha sostenuto che gli aumenti economici previsti siano adeguati rispetto all’inflazione accumulata negli ultimi anni. Nessuna ha dichiarato che il personale militare abbia finalmente ottenuto il giusto riconoscimento economico per i sacrifici richiesti quotidianamente al servizio del Paese.

CiΓ² che divide il fronte sindacale non Γ¨ quindi il giudizio sul contratto, ma la strategia adottata nei confronti del Governo.

LE SIGLE CHE HANNO FIRMATO IL CONTRATTO

Hanno deciso di sottoscrivere il rinnovo contrattuale:

  • USMIA Esercito
  • SAM;
  • SINAM;
  • AMUS Aeronautica;
  • altre APCSM che hanno successivamente aderito all’intesa raggiunta al termine della trattativa.

Particolarmente significativa appare la posizione di USMIA Esercito che, nel corso della propria dichiarazione al tavolo negoziale, ha affermato che:

  • il contratto non rappresenta una vittoria;
  • gli aumenti economici risultano insufficienti;
  • le promesse del Governo non costituiscono ancora risultati acquisiti;
  • la previdenza dedicata rappresenta soltanto l’inizio di un percorso ancora tutto da costruire;
  • gli incrementi del FESI risultano ancora privi di adeguate certezze economiche.

Lo stesso sindacato ha inoltre dichiarato che:

“Un impegno non Γ¨ ancora un risultato, una promessa non Γ¨ uno stanziamento, un tavolo non Γ¨ una tutela giΓ  conquistata.”

Pur definendo il contratto economicamente insufficiente, USMIA ha deciso di sottoscriverlo ritenendo necessario continuare a rappresentare il personale ai futuri tavoli negoziali che discuteranno previdenza dedicata, FESI, contrattazione di secondo livello e ulteriori stanziamenti economici.

La posizione del fronte del SI puΓ² essere quindi riassunta in un principio:

“Il contratto Γ¨ insufficiente ma Γ¨ necessario firmarlo oggi per continuare a battersi domani.”

LE SIGLE CHE HANNO DETTO NO

Ha invece mantenuto ferma la propria posizione il fronte del NO composto da:

  • ITAMIL;
  • Usami Aeronautica;
  • ASPMI;
  • SIAMO Esercito;
  • LRM;
  • SIM Marina Militare;
  • SIULM;
  • SIAM;
  • USIF;
  • SILF;
  • SIAF;
  • altre APCSM aderenti ai comunicati unitari contrari alla firma.

USAMI ha assunto un ruolo di primo piano nella difesa delle ragioni del NO, divenendo il principale punto di riferimento di un fronte sindacale che ha deciso di non arretrare rispetto alla posizione assunta sin dall’inizio della trattativa.

La loro posizione Γ¨ rimasta immutata nel corso dei mesi.

Secondo queste organizzazioni sindacali:

  • gli aumenti economici risultano assolutamente insufficienti;
  • il contratto non consente di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni;
  • la disponibilitΓ  permanente al servizio non viene adeguatamente valorizzata;
  • l’impiego operativo in Italia e all’estero continua a non ricevere un adeguato riconoscimento economico;
  • la previdenza dedicata continua a non disporre di precise coperture finanziarie;
  • gli incrementi del FESI rimangono ancora affidati a future decisioni politiche;
  • numerose questioni economiche sono state rinviate a successivi tavoli tecnici o alle prossime Leggi di Bilancio.

Per il fronte del NO la dignitΓ  economica del personale militare non puΓ² essere costruita sulle promesse del futuro.

Le promesse non pagano le bollette.

Le promesse non restituiscono il potere d’acquisto perduto.

Le promesse non consentono alle famiglie dei militari di affrontare il continuo aumento del costo della vita.

Secondo queste organizzazioni sindacali il primo dovere di un sindacato Γ¨ proprio quello di avere il coraggio di dire NO quando ritiene che una proposta contrattuale sia insufficiente, indipendentemente dalle conseguenze politiche che tale scelta potrebbe comportare.

La posizione del fronte del NO può essere invece sintetizzata così:

“Proprio perchΓ© il contratto Γ¨ insufficiente non deve essere firmato.”

LE CRITICHE AI SINDACATI DEL SI

Le critiche che oggi vengono rivolte ai sindacati che hanno deciso di firmare il contratto non riguardano la loro buona fede o la loro legittima scelta sindacale.

Riguardano piuttosto la coerenza politica tra quanto dichiarato nel corso della trattativa e la decisione finale assunta.

Una parte significativa del personale militare si chiede infatti come sia possibile sottoscrivere un contratto che gli stessi firmatari hanno definito:

  • economicamente insufficiente;
  • incapace di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni;
  • privo di adeguate coperture finanziarie sulla previdenza dedicata;
  • ancora carente sul piano del FESI;
  • non rappresentativo dei sacrifici richiesti al personale delle Forze Armate.

La domanda che molti militari si stanno ponendo Γ¨ tanto semplice quanto legittima:

“Se il contratto non era adeguato prima della firma, cosa Γ¨ realmente cambiato poche ore dopo per renderlo meritevole di sottoscrizione?”

Secondo i sindacati firmatari la risposta risiede negli impegni politici assunti dal Governo e nella necessitΓ  di continuare la battaglia sindacale ai futuri tavoli negoziali.

Secondo il fronte del NO, invece, proprio l’insufficienza economica del contratto avrebbe imposto di non firmarlo.

IL MALCONTENTO DEGLI ISCRITTI

Nel frattempo cresce il dibattito all’interno del personale militare.

Sono sempre piΓΉ numerosi gli iscritti che manifestano pubblicamente il proprio dissenso sui social network e attraverso le comunicazioni indirizzate alle rispettive segreterie sindacali.

Molti colleghi sostengono di non sentirsi adeguatamente rappresentati dalle decisioni assunte da alcune organizzazioni sindacali ed hanno annunciato l’intenzione di revocare la propria iscrizione.

L’effettiva consistenza delle eventuali disdette potrΓ  essere verificata soltanto nei prossimi mesi dalle singole APCSM. Il crescente malcontento manifestato da una parte della base associativa rappresenta tuttavia un elemento che nessuna organizzazione sindacale puΓ² permettersi di sottovalutare.

L’ULTIMA PAROLA SPETTA AI MILITARI

Forse il vero paradosso di questa vicenda non Γ¨ rappresentato da chi ha firmato e da chi non ha firmato.

Il vero paradosso Γ¨ che quasi tutti i sindacati militari concordano su un punto fondamentale: il contratto Γ¨ economicamente insufficiente.

Per la prima volta nella storia del sindacalismo militare italiano non assistiamo quindi ad uno scontro tra chi ritiene adeguato un contratto e chi lo ritiene insufficiente.

Assistiamo piuttosto al confronto tra due differenti idee di rappresentanza sindacale.

Da una parte chi sostiene che sia necessario firmare oggi per continuare a battersi domani.

Dall’altra chi ritiene che proprio per continuare a battersi domani fosse necessario avere il coraggio di non firmare oggi.

L’ultima parola, perΓ², non spetterΓ  ai comunicati stampa nΓ© ai tavoli negoziali.

ApparterrΓ  alle donne e agli uomini delle Forze Armate che, attraverso il proprio consenso, la propria fiducia e le future scelte associative, decideranno quale delle due strade abbia realmente tutelato la loro dignitΓ  economica e professionale.

PerchΓ© un contratto puΓ² essere firmato oppure no. La fiducia dei propri iscritti, invece, va conquistata ogni giorno.

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