Le NewsMinistero della DifesaSindacati Militari

CASO FOTI – Fronte sindacale e società civile compatti: “Così si svuota la libertà sindacale nelle Forze Armate”. “Al termine i lavori del film-inchiesta “Salvate il Segretario Foti” con importanti rivelazioni”.

Riceviamo e publichiamo.

La vicenda che riguarda Girolamo Foti, segretario generale di ITAMIL Esercito, ha ormai superato i confini di un procedimento individuale. La sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia (CGA), che ha confermato una sospensione disciplinare di due mesi, ha innescato una reazione che coinvolge l’intero mondo del sindacalismo militare e del comparto sicurezza, trasformando il caso in una questione politico-costituzionale di rilievo nazionale.

Secondo ITAMIL, la decisione del CGA si pone in contrasto con il percorso avviato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 120/2018 e con la Legge 46/2022, che ha riconosciuto le APCSM. Le dichiarazioni attribuite a Foti riguardavano, secondo il sindacato, critiche sindacali sul rinnovo contrattuale 2022-2024. La sanzione, oltre agli effetti economici e personali, comporterebbe una conseguenza ritenuta gravissima: la perdita dei requisiti per ricoprire incarichi sindacali elettivi, cioè un estromissione permanente dalla rappresentanza. Per questo sono state inviate comunicazioni a tutte le principali autorità dello Stato e ai gruppi parlamentari italiani ed europei.

Il caso non sarebbe isolato. Prima di Foti, un analogo meccanismo disciplinare ha colpito Daniele Lepore, già segretario generale di SIAMO Esercito. Due vicende che, secondo i sindacati, dimostrerebbero l’esistenza di un potere in grado di rimuovere dirigenti eletti, sostituendo la volontà degli iscritti.

Per SIAMO Esercito, la sentenza del CGA n. 1004/2025 dimostrerebbe quanto il sindacalismo militare resti fragile e condizionato, perché anche una presa di posizione sindacale può tradursi in una sanzione di Stato con effetti irreversibili sul mandato rappresentativo.

A denunciare un “pericoloso precedente contro la democrazia nelle Forze Armate” sono anche SI.NA.M. e SIAM Aeronautica, che parlano di una compressione dell’autonomia delle APCSM e della libertà di rappresentanza. Il SUM – Sindacato Unico dei Militari ha sottolineato come una sanzione disciplinare possa trasformarsi in una sorta di “ergastolo dal sindacalismo”, impedendo per sempre l’accesso a incarichi direttivi. Dal fronte della Guardia di Finanza, il SINAFI ha ricordato che il militare resta titolare di diritti fondamentali e che una lettura restrittiva della libertà di critica rischia di segnare un ritorno a logiche incompatibili con l’evoluzione del sindacalismo militare. Il Nuovo Sindacato Carabinieri, con il segretario generale Massimiliano Zetti, ha definito “politica” la decisione del CGA, rilevando una subordinazione dell’espressione sindacale alla tutela del prestigio della catena di comando. SIULM Marina ha invece sollevato rilievi di incostituzionalità sulla norma che consente la sospensione dei segretari generali delle APCSM, ritenuta lesiva dell’autonomia sindacale e del mandato degli iscritti.

Dai microfoni di Radio Radicale, Luca Marco Comellini, segretario generale del Sindacato dei Militari, insieme a Trevisiol di USAMI Aeronautica, hanno espresso solidarietà a Foti e ha richiamato la necessità di raggiungere i pari diritti sindacali della Polizia di Stato, evidenziando le conseguenze che la vicenda può avere sulla libertà e sull’autonomia della rappresentanza militare.

Nel frattempo sono al termine i lavori sul film-inchiesta “Salvate il Segretario Foti”, che si propone di portare alla luce importanti rivelazioni sulla vicenda.

La solidarietà è arrivata anche da Libera Rappresentanza dei Militari (L.R.M.), con il segretario generale Marco Votano, che ha denunciato la rimozione di un dirigente eletto tramite un provvedimento disciplinare contrasti con i principi di democrazia e libertà. Dal comparto sicurezza civile, il SIAP – Sindacato Italiano Appartenenti Polizia di Stato ha parlato di una violazione del diritto collettivo dei lavoratori a essere rappresentati.

Per l’associazione culturale L’Italia S’è Desta, la vicenda evidenzierebbe una logica di “due pesi e due misure”incompatibile con uno Stato di diritto: tolleranza verso chi è accusato e rinviato a giudizio per reati penali gravi e rigore assoluto verso chi esercita una critica sindacale in uniforme, una dinamica che rischia di svuotare dall’interno il sindacalismo militare e di trasformarlo in una funzione sorvegliata e punibile.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio