Strade Sicure: avanti fino al 2027, ma l’Esercito è diviso tra piazze e trincee

Il Governo blinda la proroga per il prossimo triennio, mentre la Lega chiede più uomini. Il Ministro Crosetto avverte: “I soldati non sono poliziotti, così logoriamo la Difesa”. Tra deterrenza visiva e accuse di “effetto placebo”, ecco il futuro della sicurezza urbana.
ROMA – Le mimetiche dell’Esercito Italiano continueranno a presidiare le città fino al 2027. La conferma della proroga dell’operazione “Strade Sicure” è ufficiale, ma dietro la continuità del servizio si cela una profonda “divisione” concettuale e operativa che sta segnando il mandato del Ministro della Difesa, Guido Crosetto. L’Esercito rimane oggi bloccato in una terra di mezzo: indispensabile nelle “piazze” per la sicurezza urbana, ma sempre più urgente nelle “trincee” dell’addestramento militare vero e proprio.
La dottrina Crosetto e lo scontro con la realtà Il Ministro Crosetto non ha mai nascosto la sua visione: “I militari devono fare i militari, non i poliziotti”. Una posizione netta, dettata dalla necessità di preservare la specificità dello strumento militare in uno scenario geopolitico globale sempre più instabile e pericoloso. Per il Ministro, tenere migliaia di soldati addestrati al combattimento fermi a piantonare stazioni e obiettivi sensibili rappresenta un logoramento delle capacità operative e una distrazione dalla missione primaria: la difesa dello Stato.
Tuttavia, quella che era l’intenzione strategica – un progressivo ritiro dalle strade per tornare all’addestramento specifico – si è dovuta piegare a un “realismo” ineludibile.
Il “dietrofront tattico”: una supplenza inevitabile La proroga al 2027 non nasce dunque da una convinta scelta della Difesa, ma da una presa d’atto che fonti vicine al dossier definiscono un “dietrofront tattico”. La realtà dei numeri è impietosa: le Forze di Polizia e i Carabinieri sono attualmente sotto organico e non sono in grado di rilevare i presidi oggi coperti dall’Esercito. Ritirare i soldati ora significherebbe lasciare sguarniti punti nevralgici delle città.
Di conseguenza, Crosetto ha dovuto accettare il prolungamento di quella che, nei fatti, è una lunga “supplenza”. La nuova linea pragmatica del Ministero è chiara: l’Esercito resterà nella “trincea urbana” finché non ci saranno abbastanza agenti in divisa blu per sostituirli.
Una forza armata “divisa” La situazione attuale cristallizza dunque la divisione evocata dal titolo. Da una parte c’è la richiesta politica e sociale di sicurezza visibile nelle strade, a cui l’Esercito risponde con disciplina; dall’altra c’è l’allarme del Ministro e dei vertici militari sulla necessità di tornare a prepararsi per scenari di guerra convenzionale, purtroppo tornati d’attualità. Fino al 2027, o almeno finché i nuovi arruolamenti nelle forze dell’ordine non daranno i loro frutti, i soldati italiani rimarranno sospesi tra queste due esigenze contrapposte.



