Difesa, l’Italia blinda i cieli: piano da 578 milioni per i “Super Predator” dell’Aeronautica

Al vaglio del Parlamento il programma pluriennale per l’upgrade della flotta MQ-9A. L’obiettivo è il salto tecnologico allo standard Block 5 per garantire interoperabilità NATO e nuove capacità di attacco e sorveglianza.
Di Redazione 17 Dicembre 2025
ROMA – Un investimento strategico di quasi 600 milioni di euro per proiettare la capacità di sorveglianza e ingaggio dell’Italia nei prossimi quindici anni. È questo il cuore della richiesta (Atto del Governo n. 350) che il Ministero della Difesa ha appena trasmesso alle Commissioni competenti di Camera e Senato. Oggetto del dossier: il programma pluriennale di ammodernamento e potenziamento dei velivoli a pilotaggio remoto MQ-9A Predator B in dotazione all’Aeronautica Militare.
Non si tratta di una semplice manutenzione, ma di una vera e propria evoluzione strutturale — definita tecnicamente Mid Life Modernization (MLM) — volta a portare la flotta allo standard Block 5, l’ultima frontiera tecnologica per questa tipologia di assetti.
Il salto di qualità: lo standard Block 5
La decisione nasce da una necessità operativa improrogabile: colmare il gap capacitivo generato dalla rapida obsolescenza dei sistemi attuali e allinearsi agli standard degli alleati. Stati Uniti, Francia, Spagna e Paesi Bassi operano già (o opereranno a breve) con la versione Block 5. Per l’Italia, rimanere indietro significherebbe perdere la capacità di “parlare” e operare sinergicamente nelle missioni di coalizione internazionale.
Ma cosa cambia nel concreto? Il passaggio al Block 5 trasforma il Predator B in una macchina più potente e resistente. Le modifiche includono un sistema di alimentazione elettrica potenziato (necessario per supportare sensori sempre più energivori), un carrello di atterraggio rinforzato per gestire carichi superiori e l’adozione di avionica di punta, come il radar Lynx Multi-mode di General Atomics e i sensori elettro-ottici di Raytheon.
I numeri del programma
Il piano, spalmato su un arco temporale di 14 anni (con avvio ipotizzato nel 2025 e termine nel 2038), prevede un onere finanziario complessivo stimato in 578 milioni di euro. Fondi che verranno attinti dal bilancio ordinario della Difesa e dal recupero di risorse stanziate in precedenti decreti e non ancora utilizzate.
Nel dettaglio, l’investimento coprirà:
- Il completamento dell’acquisizione del 3°, 4° e 5° sistema MQ-9A (ogni sistema è composto da 2 velivoli e 1 stazione di controllo a terra).
- L’acquisto di ulteriori 3 Ground Control Station (GCS), portando il totale a 8 stazioni, per garantire una gestione ridondante e continua delle operazioni globali.
- L’implementazione della capacità Extended Range (ER), che grazie a serbatoi o ali modificate permetterà ai droni di rimanere in volo molto più a lungo, estendendo il raggio d’azione delle missioni ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance).
Droni armati e sorveglianza strategica
Un passaggio chiave del documento riguarda l’aspetto offensivo. Il programma cita esplicitamente l’integrazione della componentistica di armamento (“payload”) sia sui nuovi sistemi che tramite retrofit su quelli già in linea. Questa mossa conferma la volontà della Difesa di dotarsi di uno strumento che non sia solo “l’occhio” dell’Aeronautica, ma all’occorrenza anche il “braccio”, capace di operare in scenari ad alto rischio riducendo l’esposizione del personale umano.
Il potenziamento riguarda anche l’addestramento, con l’aggiornamento dei simulatori Predator Mission Trainer Plus, essenziali per formare i piloti a gestire scenari complessi e multi-dominio.
Lo scenario geopolitico
L’accelerazione sul programma MQ-9A risponde alle mutevoli esigenze dello scacchiere internazionale. Dalla sorveglianza del Mediterraneo allargato alla protezione delle infrastrutture strategiche, fino alle missioni NATO sul fianco est, la richiesta di assetti a pilotaggio remoto persistenti e armabili è in costante crescita. Con l’approvazione di questo programma, l’Italia si assicura uno strumento di Command, Inform, Protect che rimarrà rilevante fino alla fine del prossimo decennio.
Punti Chiave:
- Investimento: 578 Milioni di Euro (2025-2038).
- Obiettivo: Aggiornamento flotta MQ-9A allo standard Block 5.
- Acquisizioni: Completamento di 3 sistemi e acquisto di nuove stazioni di controllo.
- Capacità: Extended Range (maggiore autonomia) e integrazione armamento.



