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Navi di Stato, morti silenziose: la Giustizia presenta il conto alla Difesa


Un’altra condanna storica al Tribunale di Lecce riapre la ferita dell’amianto nella Marina Militare: 500mila euro alla famiglia di un maresciallo tarantino. I dati dell’ONA confermano: “È una strage continua, ma lo Stato sapeva”.

LECCE, 28 Dicembre 2025 – La giustizia arriva spesso quando le sirene hanno smesso di suonare da tempo, ma il rumore della sentenza emessa nei giorni scorsi dalla Prima Sezione Civile del Tribunale di Lecce Γ¨ assordante. Il Ministero della Difesa Γ¨ stato condannato a risarcire con 500.000 euro la famiglia di un Maresciallo della Marina Militare, originario di Taranto, deceduto nel 2015 per un carcinoma polmonare causato dall’esposizione all’amianto.

Non Γ¨ un caso isolato, ma un nuovo, pesante mattone nel muro delle responsabilitΓ  istituzionali che l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e legale della famiglia, sta costruendo sentenza dopo sentenza.

Una vita in sala macchine senza protezioni

La vicenda umana e professionale del sottufficiale ripercorre la storia industriale e militare italiana del secondo Novecento. Arruolato nel 1969, il maresciallo ha servito la Patria fino al 1998, trascorrendo gran parte della sua carriera come macchinista navale. Per quasi trent’anni, il militare ha vissuto e lavorato nel cuore pulsante delle navi, le sale macchine: ambienti angusti, caldi, dove l’amianto era onnipresente. Veniva usato per coibentare tubature, guarnizioni, paratie. Le vibrazioni delle navi e le normali operazioni di manutenzione trasformavano quei pannelli in una pioggia invisibile di fibre killer.

La sentenza del giudice leccese ha messo nero su bianco una veritΓ  scomoda: l’esposizione non fu “occasionale”, ma massiccia e continuativa. E, fatto ancor piΓΉ grave, avvenne in assenza di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Lo Stato, che chiedeva al maresciallo di proteggere i confini, non ha protetto lui.

“Il Ministero non poteva non sapere”

Il punto nodale della condanna non risiede solo nella presenza dell’amianto (bandito in Italia solo nel 1992 con la legge 257), ma nella negligenza nella sicurezza. I periti del tribunale hanno confermato il nesso causale: il carcinoma polmonare a piccole cellule che ha ucciso il militare a 65 anni Γ¨ direttamente collegato al suo servizio. Un dettaglio tecnico fondamentale emerso nel dibattimento riguarda il “concorso di colpa” spesso invocato dalla Difesa nei casi di fumatori. Il tribunale ha chiarito che, sebbene il fumo sia cancerogeno, l’effetto sinergico con l’amianto potenzia il rischio in modo esponenziale. Tuttavia, la responsabilitΓ  datoriale (del Ministero) rimane il fattore predominante nella genesi della malattia professionale.

“Strage Silenziosa”

La sentenza di Lecce si inserisce in un quadro nazionale drammatico. Secondo gli ultimi dati incrociati dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) aggiornati al 2024-2025:

  • In Italia si contano ancora circa 7.000 decessi l’anno per patologie asbesto-correlate.
  • Il comparto Difesa e Sicurezza (Marina, Esercito, Aeronautica, Carabinieri) paga un tributo altissimo: si stimano oltre 1.300 casi di mesotelioma (la punta dell’iceberg) negli ultimi decenni, con un incidenza complessiva di patologie correlate che supera i 5.000 decessi.
  • La Puglia e in particolare l’area di Taranto (sede dell’Arsenale e di importanti basi navali) rimangono epicentri di questa crisi sanitaria, insieme a Liguria e Veneto.

“Questa pronuncia conferma che le navi della nostra Marina sono state per decenni delle trappole galleggianti,” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni. “Il Ministero ha avuto a disposizione studi scientifici sulla pericolositΓ  dell’amianto fin dagli anni ’40, eppure le bonifiche sono state tardive e le protezioni per il personale inesistenti per troppo tempo. Questo risarcimento non ridarΓ  il padre a quella famiglia, ma sancisce un principio di civiltΓ : lo Stato non Γ¨ immune quando viola il diritto costituzionale alla salute dei suoi servitori.”

Un precedente per il futuro

La condanna di Lecce del dicembre 2025 non chiude il capitolo, ma anzi apre la strada a nuovi ricorsi. Stabilisce ancora una volta che la prescrizione o le abitudini di vita (come il fumo) non possono essere usati come scudi totali per l’amministrazione. Per i tanti militari ammalati e per le vedove che ancora attendono giustizia, la sentenza di Lecce Γ¨ un segnale: il muro di gomma del “dovere militare” si sta sgretolando di fronte all’evidenza scientifica e giuridica.

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