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Roma, uccise un ladro in fuga all’Eur: condannato a 3 anni il carabiniere. Lo Stato si spacca: il Ministro Crosetto telefona al militare

Il Tribunale di Roma condanna il militare per eccesso colposo: la vittima stava fuggendo dopo aver ferito un collega con un cacciavite. Mentre i sindacati gridano allo scandalo, arriva la telefonata di vicinanza del Ministro della Difesa.

ROMA – La giustizia ha fatto il suo corso, ma il verdetto ha aperto una profonda ferita nelle istituzioni. Il 7 gennaio 2026, il Tribunale di Roma ha condannato a 3 anni di reclusione (oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni) Emanuele Marroccella, il carabiniere che nel settembre 2020 uccise Jamal Baldawi, un 56enne siriano sorpreso a rubare in un ufficio del quartiere Eur.

La sentenza Γ¨ andata oltre le richieste della stessa Procura, che aveva sollecitato 2 anni e 6 mesi, riconoscendo il reato di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

La dinamica del conflitto

Quella notte, in via Paolo di Dono, la pattuglia del Radiomobile si trovΓ² di fronte a una furia improvvisa. Baldawi, nel tentativo di scappare, colpΓ¬ il collega di Marroccella con un grosso cacciavite dritto al petto. In quegli istanti concitati, Marroccella esplose due colpi: il secondo raggiunse il ladro mentre questi cercava di dileguarsi. Per i giudici, il pericolo per la vita dei militari era ormai scemato nel momento dello sparo, configurando la colpa per l’uso sproporzionato dell’arma.


La telefonata del Ministro Crosetto: “Non ti lasceremo solo”

A poche ore dalla sentenza, un gesto ha segnato una netta distinzione tra il potere giudiziario e quello esecutivo. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha voluto contattare personalmente al telefono il carabiniere condannato.

Secondo quanto trapelato da fonti vicine al Ministero, Crosetto ha espresso la sua “piena vicinanza umana e istituzionale” al militare, ribadendo che chi serve lo Stato in condizioni di estremo pericolo non deve sentirsi abbandonato dalle istituzioni.

“Ho voluto chiamare un servitore dello Stato che oggi vive un momento drammatico,” avrebbe riferito il Ministro ai suoi collaboratori, sottolineando come sia necessario riflettere sulle tutele per chi opera quotidianamente per la sicurezza pubblica.

La rivolta dei sindacati militari

Se la politica si muove con i gesti, i sindacati militari usano parole di fuoco. Le principali sigle sindacali dell’Arma hanno reagito con durezza:

  • SIM Carabinieri: “Oggi viene punito chi serve lo Stato. Questa sentenza genera sconcerto e un pericoloso precedente che rischia di paralizzare chi deve garantire la sicurezza dei cittadini.”
  • NSC (Nuovo Sindacato Carabinieri): Ha definito la giornata come un momento di “lutto per le divise”, chiedendo a gran voce una riforma normativa che introduca la presunzione di legittimitΓ  per le forze dell’ordine durante gli interventi critici.
  • USIC: Ha denunciato la solitudine dei militari che, dopo aver rischiato la vita, devono affrontare “calvari giudiziari infiniti” e spese legali ingenti.

Il fronte opposto: “Vittoria della legalitΓ ”

Di parere opposto la parte civile. L’avvocato Michele Vincelli, che assiste la famiglia di Baldawi, ha parlato di un “risultato minimo ma significativo”, ribadendo che la divisa non puΓ² essere una licenza di uccidere se il soggetto non rappresenta piΓΉ un pericolo imminente.

Verso l’Appello

La battaglia legale Γ¨ tutt’altro che conclusa. I legali del carabiniere hanno giΓ  annunciato il ricorso in Appello. Si punterΓ  a dimostrare che la reazione Γ¨ avvenuta in un “tempo zero”, ovvero in una frazione di secondo in cui la percezione del pericolo era ancora altissima dopo il ferimento del collega.

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