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Difesa, svolta storica: il 26 Gennaio addio al COCER. Al tavolo del Governo debuttano i Sindacati Militari

ROMA – La data segna uno spartiacque nella storia delle Forze Armate italiane. Lunedì 26 gennaio 2026, alle ore 10:00, presso la Sala Tarantelli di Palazzo Vidoni, si aprirà ufficialmente la stagione contrattuale 2025-2027 per il comparto Difesa e Sicurezza. Per la prima volta dal dopoguerra, dall’altra parte del tavolo, il Governo non troverà la Rappresentanza Militare (COCER), ma le APCSM (Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari).

È la fine dell’era della “concertazione” e l’inizio di quella della “contrattazione”: da lunedì, senza la firma dei nuovi sindacati, il contratto non sarà valido.

I Protagonisti: la nuova mappa sindacale

A Palazzo Vidoni siederà una pluralità di sigle che hanno superato la soglia di rappresentatività, portando al tavolo le istanze di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Il fronte sindacale si presenta variegato e combattivo, con pari dignità al tavolo delle trattative:

  • Per l’Esercito Italiano, a discutere del futuro dei soldati ci saranno sigle come ITAMIL, ASPMI, USMIA Esercito, SIAMO Esercito, LRM e SAM.
  • Sul fronte dell’Arma dei Carabinieri, la rappresentanza sarà garantita da realtà come SIM Carabinieri, USIC, USMIA Carabinieri, UNARMA, PSC Assieme e altre.
  • Per la Guardia di Finanza, siederanno al tavolo sigle come SILF, USIF e SIM Guardia di Finanza.
  • Per Aeronautica e Marina saranno presenti, tra gli altri, USAMI, SIAM, SIM Marina e USMIA Marina.

L’ombra del passato: chi disse “No” e perché

Questo rinnovo parte con un’eredità pesante. È fondamentale ricordare che diverse anime, oggi confluite in questi sindacati, nelle precedenti tornate contrattuali (in particolare l’ultima chiusa sotto il regime COCER/transitorio) si distinsero per il loro rifiuto o per la mancata firma degli accordi.

Tra le voci più critiche che espressero il “gran rifiuto” si ricordano in particolare le posizioni del SILF (per la Guardia di Finanza), di ITAMIL (per l’Esercito) e di alcune componenti dell’area SIM Carabinieri.

La motivazione del dissenso Perché non firmarono o contestarono duramente il vecchio contratto? La motivazione, che lunedì tornerà prepotentemente sul tavolo, era duplice:

  1. La “finta” Specificità: Queste sigle denunciarono che i fondi stanziati per la “specificità” (l’indennità che compensa i disagi militari) non erano risorse aggiuntive ed extra, ma venivano sottratti dal monte complessivo degli aumenti. In pratica, si dava con una mano togliendo dall’altra.
  2. L’aumento irrisorio: Fu contestato che l’aumento netto in busta paga non copriva nemmeno il tasso di inflazione reale, traducendosi in una perdita di potere d’acquisto per le famiglie dei militari.

Le richieste per il 2025-2027

Forti di quel dissenso passato, le APCSM si presentano ora unite su tre pilastri fondamentali per evitare gli errori di ieri:

  1. Specificità Reale: I fondi per la specificità devono essere extra-contrattuali. Non devono erodere l’aumento tabellare base, che deve seguire l’inflazione IPCA.
  2. Previdenza Dedicata, subito: È il tema più caldo. Con il passaggio al contributivo puro, i militari rischiano pensioni da fame. I sindacati chiederanno l’attivazione immediata della previdenza complementare negoziale e coefficienti di trasformazione agevolati.
  3. Straordinari e Welfare: Si punta alla defiscalizzazione strutturale delle ore di straordinario e all’aggiornamento delle tariffe orarie, ferme da oltre vent’anni.

Civili e Militari: percorsi distinti

È bene ribadire che la novità del 26 gennaio riguarda esclusivamente il personale militare. Per il personale civile della Difesa, la trattativa segue un binario parallelo all’ARAN (comparto Funzioni Centrali), già in fase avanzata.

La sfida del Governo

L’atmosfera a Palazzo Vidoni si preannuncia elettrica. Il Governo si trova per la prima volta a gestire una trattativa dove la controparte ha il potere legale di bloccare la firma. I sindacati militari, da ITAMIL ai Carabinieri passando per la Finanza, devono dimostrare ai propri iscritti che il tempo delle “firme in bianco” è finito.

Se le richieste sulla previdenza e sulla specificità extra-budget non verranno accolte, lo spettro di una mancata firma – come già accaduto per alcune di queste sigle in passato – è più concreto che mai.

L’appuntamento è fissato: lunedì mattina inizia una nuova era.

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